chi cazzo sei? o chi cazzo pensi di essere? mi verrebbe da chiederti.
hai l’utilità di un non sò nemmeno io cosa. ma fai semplicemente schifo. schifo al cazzo.
urlami nelle orecchie, redimimi te ne prego.
must I die to escape, the scanning eyes of death.
il primo pensiero che mi è venuto in mente. anzi il secondo.
Il primo è un bisogno interiore, un immaginazione in divenire, un nuovo appetito da saziare, la necessità di nuove onde sonore ad investirti completamente e radiarti in tronco dall’albo degli esseri inutili. Una sferzata di vita come sommatoria polifrequenziale di sinusoidi, una trasformata di Fourier come amico e mèntore.
e non vi degno nemmeno di risposta a questo punto. prova a mangiartela la tua vita, magari rimani esattamente uguale a prima, mh?
lasciatemi in pace tra le mie stronzate elettroniche cazzo. lasciatemi in pace con i miei cavetti e le mie connessioni. non riuscirò mai a comprendere questi sistemi tanto evoluti quanto inutili, da trasformare prelibatezze culinarie in ingresso in morbosa merda dalle apposite porte d’uscita. interconnettimi sto paio di palle. merda mangia merda. lasciatemi in pace cazzo. fatemi spazio. lasciatemi in pace cazzo.

se avessi potuto l’avrei già fatto. se avessi voluto me ne sarei già andato. schiaffoni, schiaffi morali. puntate nel muso. trattenere a stento l’impulso al braccio. accorgersi di non avere tutto a posto nel cervello quando riconosci gli istinti violenti irrefrenabili maturare ed esplodere dentro di te. il peggiorare della situazione più che certo. il miglioramento delle condizioni di vita e le cazzate che la gente spara. Ho più stima di uno sconosciuto nei primi 5 secondi di conoscenza, di quanta ne possa avere nel 92% delle persone che conosco. Sono serio: la gente non sà vivere, e non sà farlo in milioni di modi diversi. degrado sociale. crisi di nervi. affanculo.
—— stop ———-
we are the lovers
we are the last of our kind.
